NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DEL PORTO!



In questi giorni stiamo assistendo ad un confronto serrato sulla privatizzazione della Porto 2000.

Dopo 14 anni di silenzi, mancanza di programmazione e di investimenti, ma soprattutto di affari dei soliti noti (gestione Lenzi), oggi, ci si trova a dover decidere “tutto e subito”, nel giro di pochi giorni.

Una urgenza non data né da obblighi legislativi né da possibili penali nei riguardi di eventuali inadempienti. Eppure ci si pone la questione come un fatto di “vita o di morte”.

Senza aver per altro aver dato ai cittadini e ai lavoratori tutte le dovute informazioni, sia quelle ufficiali che, soprattutto, quelle “informali” le quali spesso, fornite dietro le quinte, rilevano delle verità ben più realistiche di quelle fuoriuscite da decine di incontri, tavoli, commissioni e altre fesserie istituzionali di questo tipo.

Non vorremmo infatti che dietro questo blaterale intorno ad una presunta “difesa degli interessi della città” non si nascondano le solite cordate che hanno già operato a Livorno e che, per fare solo un esempio, hanno distrutto il Cantiere o la Lips e con essi centinaia di posti di lavoro, sacrificandoli agli interessi della rendita e di qualche palazzinaro.

E’ evidente che non esistono le condizioni per la vendita a dei privati delle quote della Autorità portuale né per adesso si intravede la possibilità per l’entrata di soggetti pubblici in grado di mantenere un controllo sulla società.

Troppe sono le difficoltà, i problemi irrisolti e i vincoli esistenti.


Per questo l’operazione di vendita delle quote dell’Autorità Portuale deve essere fermata!

Ma noi crediamo che sia sbagliato anche questa continua campagna ideologica su di una presunta incapacità del pubblico a gestire settori dell’economia. Il privato in questi anni non ha mai garantito alcuna sicurezza di efficienza e lungimiranza, al contrario si è comportato sempre con logiche da pescecani e da rapina, con effetti drammatici sull’occupazione.

Non è inoltre accettabile dire che dobbiamo prima valorizzare la società e il porto, con soldi pubblici, per poter poi andare ad una vendita a qualche soggetto privato. Questa valorizzazione  garantirebbe un prezzo di vendita più alto (ma ripagherebbe degli investimenti fatti?), ma poi profitti più lauti per chi compra e, soprattutto, nuovi rapporti di potere sulle banchine in termini di occupazione, sfruttamento, riduzione dei diritti dei lavoratori.

Il porto è un bene pubblico e deve rimanere in mani pubbliche, sotto il controllo dei lavoratori e delle lavoratrici e di amministrazioni limpide e capaci di rompere e tagliare tutti quei reticoli di interessi clientelari, frutto di un blocco di potere trasversale tra PD e le “famiglie che contano”  locali, che fino ad oggi hanno operato nella nostra città.

Informazione, partecipazione dei cittadini, controllo dei lavoratori/lavoratrici: queste devono essere le precondizioni prima di prendere qualsiasi decisione.

 Nessun posto di lavoro deve essere perso! Nessun diritto acquisito deve essere toccato!

Nessuno si dovrà arrogare il diritto di trattare e decidere senza alcun mandato dei diretti interessati e firmare qualsivoglia accordo senza aver precedentemente aver avuto il beneplacito diretto dei lavoratori e delle lavoratrici!

PER UN FRONTE DEL PORTO ANTICAPITALISTA!

Sinistra Anticapitalista