SU "BUONGIORNO LIVORNO"

Estremamente difficile dare un giudizio sul programma di Buongiornolivorno.

Nelle oltre 75 (!) pagine di questo testo, probabilmente espressione “letteraria” di più tavoli di lavoro, non sottoposto ad un successivo processo di limatura e coordinamento,  possiamo infatti trovare di tutto e di più; formulazioni su di uno stesso tema parzialmente in contraddizione tra loro, nessuna priorità, diverse sensibilità, approcci ideologici differenti e talvolta fra loro contrastanti.

Non riteniamo quindi utile avventurarci in una analisi di tipo puntuale, nella ricerca ”con la matita rossa” di eventuali errori e  incoerenze, di questo testo.

Un esercizio che sarebbe non solo sterile, ma che apparirebbe soprattutto arrogante: peccato in cui cercheremo di cadere il meno possibile, solo per motivi di ragionamento e comprensione delle nostre posizioni, e di cui, qualora dovesse succedere, chiediamo da subito scusa.

Riteniamo, invece, più interessante cercare di capire il processo di formazione di questo programma e le formulazioni che costantemente appaiono in più punti di questo testo, in modo particolare nelle introduzioni che accompagnano le proposte e gli obiettivi, le quali, in ultima analisi, definiscono il senso politico del programma stesso.

Sulla partecipazione all’elaborazione del programma, come sulla formazione della lista dei candidati, appare evidente la precisa volontà di escludere tutte quelle forze politiche che in questi anni si sono caratterizzate con coerenza in una militanza di opposizione al PD e alle giunte di centrosinistra (PD, SEL, IDV) che si sono succedute in questi ultimi anni, a livello locale e regionale.

Una decisione assunta dal Direttivo di BGL in modo assai “particolare”, che dopo aver assicurato la massima apertura e aver avviato un referendum in rete sulle candidature, ha successivamente accentrato ogni decisione, dalla definizione dei requisiti dei candidati fino ai nomi della lista finale, senza alcun confronto formale né consultazione con gli iscritti.

Una pratica, definiamola un po’ “verticistica”, che per altro evidenzia, o fa supporre, l’esistenza in BGL di più livelli di discussione e confronto (cosa comprensibili), ma anche di più ambiti decisionali: pratica, quest’ultima, che appare assai lontane dal quel “nuovo” modo di far politica che al contrario si dice di voler rappresentare. 

La pregiudiziale che è stata posta per i candidati (l’essere stati candidati in qualsiasi lista in precedenti elezioni), non solo nasconde paure (legittime) che eventuali equilibri interni a Buongiornolivorno possano saltare in base ai risultati delle preferenze, ma riteniamo sia stata decisa soprattutto per escludere soggetti e  approcci fortemente caratterizzati: per evitare, dunque, la presenza di sensibilità e storie politiche e personali capaci di porre, di fatto, dei limiti troppo rigidi nella ricerca di consenso elettorale proprio in quel bacino tradizionale del PD a cui si vuole attingere, in quanto si pensa che oggi questo sia disponibile, almeno al primo turno, ad un voto di protesta contro il primo partito della nostra città.

Da leggere in questo senso anche l’intervista di Andrea Raspanti in cui ha dichiarato le sue precedenti scelte elettorali che, non casualmente, sono risultate tutte interne al centrosinistra e alle forze tradizionali di governo della nostra città. Un posizionamento politico successivamente ribadito con forza quando ha affermato di non voler che Buongiornolivorno venga etichettata come una forza di “sinistra estrema”.

Non è un caso quindi che in nessuna parte del testo appaia una critica articolata al PD e al blocco di potere e di interessi che rappresenta, localmente come a livello nazionale, e di cui è parte integrante e attiva: anzi, sembra quasi che la crisi della nostra città non sia effetto delle politiche social-liberiste di privatizzazione, tagli, esternalizzazione condotte dalle giunte (e dai governi, da Prodi a Renzi passando per Monti) di questi ultimi decenni, ma semplicemente una conseguenza di una presunta arretratezza culturale, della disinformazione, dall’incapacità e dalla mancanza di coraggio del ceto politico istituzionale locale.

Per salvare Livorno basterebbe quindi un po’ di gioventù, di buon senso pragmatico, di forze fresche che in questi anni non si sono sporcate le mani con la politica tradizionale, di competenze: di soggetti magari che in questi anni hanno assistito in modo politicamente passivo agli avvenimenti … e hanno votato PD!

Tutto questo è inoltre  accompagnato da un giudizio sostanzialmente neutro, se non positivo in alcuni punti, di un altro soggetto che invece in questi anni è stato, al contrario, tra i maggiori responsabili del degrado economico, sociale e della vita democratica di Livorno come la CGIL.

Una organizzazione che, in combutta con i suoi sodali PD della Regione e del Parlamento, ha coscientemente disarmato i lavoratori, ha garantito alle multinazionali del settore dell’automotive di fare il bello e il cattivo tempo, ha preso in giro i lavoratori come nel caso, ieri, della Delphi, e oggi della TRW. Per non parlare della prese di posizione della CGIL nel settore ambientale e dell’energia (dalla difesa dell’offshore alla discarica i Limoncino, per fare solo due esempi) e urbanistiche.

Una “svista” non secondaria, che, se inserita nel contesto, riduce ulteriormente la credibilità di questa nuova esperienza politica e della candidatura di Andrea Raspanti come forza alternativa al blocco di potere locale dominante - composto non solo dal PD, ma anche da tutti le sue strutture collaterali (CGIL, CISL, UIL, Lega delle cooperative, CNA, COOP,  Unipol, Monte dei Paschi di Siena, ARCI, ecc.).

Queste debolezze vanno a depotenziare anche quei punti positivi - come la riduzione d’orario, l’abolizione della Legge Fornero, l’introduzione di forme di reddito di cittadinanza (argomenti per altro non previsti nel programma e soprattutto nelle pratiche della CGIL) - che pure sono presenti, ma rimangono delle mere dichiarazioni di principio, accennate solo per darsi una parvenza di “radicalità” e che per questo non vengono esplicitate e fatte vivere con articolazioni concrete.

Al contrario, sul terreno del lavoro si continua a privilegiare tutte quelle proposte che esaltano e valorizzano la micro imprenditorialità e non certo la difesa e l’allargamento dei diritti e delle condizioni di vita del lavoro dipendente e salariato.

Ma anche sulla sanità ci si ferma ad una sostanziale opposizione al nuovo ospedale, e al financial project, ma non si mette in discussione le scelte sanitarie della Regione, dai tagli al modello di “intensità di cura”, fino ai processi di privatizzazione ed esternalizzazione che coinvolgono, in negativo, anche il “sociale privato”. 

Sulle tematiche ambientali, vero nodo politico e fondamentale per un programma alternativo,  il passo non cambia. Il mettere insieme operazioni come la cartellonistica dei sentieri  con le discariche o il rigassificatore pone dei dubbi sulla capacità di individuare le priorità ambientali di Livorno.  Inoltre le decisioni in tema di gestione dei rifiuti e di politiche energetiche non possono essere liquidate solo come indirizzi di un’amministrazione locale incompetente, ma sono il frutto di politiche regionali di una giunta di cui, per altro, hanno fatto parte anche partiti che oggi sostengono la coalizione BGL.

Da segnalare negativamente anche la contraddizione ambiente/lavoro quando ad esempio si pensa ad un rilancio del settore chimico in chiave “green economy” non discostandosi molto dalle proposte  dei gruppi industriali come l’ENI.


Siamo quindi di fronte a una proposta che cerca prevalentemente nei ceti medi, polverizzati e in sofferenza, e nella intellettualità più o meno proletarizzata (concedeteci il termine “vintage”), i soggetti sociali di riferimento, e dal punto di vista politico nel blocco elettorale moderato il bacino in cui raccogliere voti; interclassista, vagamente democratico, sostanzialmente sostenitore del mercato.

Cercare quindi di arrivare al ballottaggio, per fare un po’ di paura ad una parte del ceto politico di questa città, evitando però che questo nuovo soggetto elettorale possa catalizzare e unificare intorno a se, non solo singole individualità, ma anche quei soggetti sociali e politici che in questi anni, nel più totale isolamento, hanno cercato di condurre sul territorio una vera opposizione conflittuale e antagonista: questo appare il progetto Buongiornolivorno a conclusione del suo processo di formazione.

Nel rispetto e stima nei confronti di Andrea Raspanti e di dei candidati della lista BGL, molti dei quali conosciamo da anni, riteniamo tuttavia che questa sia l’ennesima occasione mancata per Livorno e la sinistra, al di là dei risultati elettorali. 

Speriamo di sbagliarci.

SINISTRA ANTICAPITALISTA LIVORNO